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Rita Muscardin
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Stefano Peressini
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Vittorio Di Ruocco
ORA CHE PIÙ NON TORNI AL MARE
È senza colori l’alba triste
di questo giorno,
una notte infinita ha disteso il suo velo scuro
sul sorriso spento delle stelle.
Le onde sdraiate sul tramonto
e voci antiche in un’eco d’universo
ora che più non torni al mare
e resta fra le mani
l’azzurro dei giorni di ieri.
Sapessi allontanare la pioggia
dal nostro giardino
quando trema l’erba ai morsi dell’inverno
e cancellare il grigio opaco
dalle rive tristi di nebbia.
Ma sono solo un padre,
vela bianca ammainata sul mare senza vento
e tu figlia, addormentata come una bambina
nel silenzio di un sonno senza più respiro.
Immaginavo avresti trovato
qualcosa di me in ogni verso
che ho disegnato sulle pagine del tempo,
avrebbe forse colmato la distanza
e levigato la pietra dura dell’assenza.
Ma sono rimasto io, fiore che ha perduto
il suo sole, a cercare un senso a questo abisso,
a rivedere il tuo sorriso nell’ombra di luce
che mi siede accanto mentre il mare,
nel fiato breve dell’onda,
sussurra ancora la nostra canzone.
Questo amore
Ci porterà sulle spalle
questo amore
e non avremo la coscienza
del passare dei giorni,
come un sasso non s’accorge
di levigarsi lento
dentro lo scorrere leggero
d’un torrente.
Saprà trovarci istanti
per parole e canzoni,
per luci di tramonti
ad arrossarci il viso.
Il cielo che poi s’oscura
ci nutrirà di stelle antiche,
dell’equilibrio d’una luna piena
appesa sopra il nostro mondo nuovo.
Sarà più forte
questo amore che non s’accontenta,
nel rinnovarsi rosso del corallo
nel vivido colore
di un’erba nata a primavera,
nei bocci che si schiudono,
- secchi fino a ieri -
gravidi per l’ape che già li sfiora.
Sarà nell’onda che si gonfia
e sbatte sullo scoglio
per rifarsi poi daccapo
alla carezza del maestrale.
Non avrà paura
questo amore
di camminare a piedi nudi
sul sentiero stretto della vita.
Fino a rubare il tempo all’infinito
Non ho lo sguardo acuto per le stelle
ma vedo fiori aperti in lontananza
e i nostri passi uniti all’orizzonte
a conquistare il senso dell’eterno.
Tu spalancata sulle mie parole
distese come rotoli d’amore
senza più dubbi e lacrime di sale
senza più fughe dalla libertà
convinta prigioniera dei miei occhi.
Io fermo a regalarti le certezze
fatte di abbracci e increduli sorrisi
stampati sul mio volto dal fulgore
delle tue labbra tremule e indifese.
La mia febbrile attesa si dilegua
al rapido svanire della notte quando
m’appare ignara la tua ombra
avvolta dalla luce dei miei sensi
quando il breve tremore del silenzio
rende inquietante ogni tua carezza.
E già ti vedo arresa al mio talento
al ripido scrosciare del mio pianto
che bagna di dolcezza il tuo sorriso
dipinto dalla dea della bellezza.
E già mi vedo perso al tuo tepore
al morbido candore della pelle
che ti riveste come fresca neve
caduta a preservare il tuo bel corpo
sfuggito alle incertezze dell’età.
Lasciati accarezzare dai miei sogni
dalla più delirante mia malìa,
fa sì che ci travolga la certezza
di valicare i ponti della vita
di camminare insieme tra le stelle
fino a rubare il tempo all’infinito.
Menzione d’onore
Gianni Contarino
Menzione d’onore
Roberto Colonnelli
Che cosa mi manca di te
Che cosa mi manca di te,
il modo che avevi di stringermi a te;
il modo che avevi di fare le fusa,
di quando venivi nel letto golosa.
Che cosa mi manca di te,
guardavo i tuoi occhi e sbandavo perché,
sebbene la Venere ne andasse orgogliosa,
non è che esser strabici sia poi una gran cosa.
Che cosa mi manca di te,
trovarti al mattino abbracciata a me,
costretto sul margine di quel materasso,
ridotto a vassallo del rango più basso.
Che cosa mi manca di te,
il modo che avevi di fare il caffè,
il modo che avevi di dirmi “tesoro,
sai, da un po' di tempo non dici ‘ti adoro’”.
Che cosa mi manca di te,
quel tuo brutto vizio di chieder perché,
leggendo il giornale con grande attenzione,
dicevo “Sì, amore, tu hai proprio ragione”.
Che cosa mi manca di te,
la depilazione che non fa per te,
la carta vetrata, se ti strusci un poco,
che come un fiammifero io poi prendo fuoco.
Che cosa mi manca di te,
le notti a caviale, champagne e paté,
che quando basito guardavo quel conto
mi dicevi “Oh! Ma sei proprio tonto?”
Che cosa mi manca di te,
il tono che avevi spiegandomi che,
se ciò che chiedevi sembrava un po' caro,
è solo che avevi un gusto un po' raro.
Che cosa mi manca di te,
le notti passate lontano al caffè,
pensando felice, bevendo una grappa,
“che è proprio in amore che vince chi scappa”.
Che cosa mi manca di te,
la faccia che avevi quel giorno alle tre,
in cui l’avvocato ti disse “Signora,
saluti il marito, è l’ultima ora.”
ERI QUANDO TREMAVO
Non sei arrivato
come chi bussa.
Eri già lì,
dentro il mio crollo.
Non hai chiesto spiegazioni,
non hai cercato colpe.
Hai tenuto accesa una luce
senza dirmi
che ero nel buio.
Eri quando tremavo.
Eri quando la mia voce
aveva paura di uscire.
Eri quando il silenzio
sembrava più sicuro
della speranza.
Ti sei seduto accanto,
senza fretta.
Hai lasciato che la mia tempesta
ti bagnasse le mani.
Hai scelto di restare
proprio quando non servivano parole,
quando io
non ero più capace di chiedere.
Hai parlato solo
perché avevo bisogno di suono.
Hai fatto silenzio
quando il rumore
era tutto dentro di me.
Se sono ancora qui
è anche per te:
perché mi hai visto
senza giudizio
e mi hai chiamato per nome
quando io
non lo ricordavo più.
Menzione speciale
Autore 15 anni
Menzione speciale
Autore 13 anni
La fiamma
L’amore è il coraggio di restare accanto
mentre si aspetta,
si spera che il vento si calmi
e si ritrovi la forza nei passi.
È l’impegno a vedere,
oltre il gelo
la persona che è ancora lì.
È saper aspettare l’aurora,
la nuova ragione,
la nuova stagione
che l’anima implora.
È un posto sicuro contro ogni burrasca,
la mano che tocca,
la mente che vola.
È cura silenziosa, che tace e comprende,
un piccolo gesto, che la speranza accende.
È lo sguardo che il tempo non spegne,
il silenzio fedele che l’anima legge.
È la promessa che ogni mattino rifiorisce,
il seme di luce che mai tradisce.
L’amore per me.
L’amore non so cosa sia,
è difficile farne una poesia,
ci penso e non so : Chissà quando lo incontrerò?
Sento qualcosa che fa battere il cuore,
ma non so se chiamarlo amore.
Se qualche volta mi farà soffrire,
sarà difficile la notte dormire.
Per ora dirvi altro non so,
ci sentiamo presto, quando un giorno lo incontrerò.
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